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Museo Canova

Museo - Gipsoteca

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Museo Gipsoteca Canova

Canova e l'Umbria

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Ci scrive Enrico da Terni:
… vorrei sapere qualcosa di più sulla presenza di Canova in Umbria e quale importanza ebbe per la sua arte le relazioni con la nostra regione…

Risponde: Giancarlo Cunial

Le opere (oltre 50 pezzi, alcuni dei quali escono per la prima volta dal Museo di Possagno, dalla sua apertura, nel 1836) della Mostra Canova nel palazzo Montefrumentario d’Assisi (dal 10 agosto 2013 all’inizio del 2014) sono state chieste al Museo di Possagno dall’Amministrazione comunale di Assisi che inserisce l’evento nel grande progetto Perugia Assisi 2019, capitale europea della cultura. A Perugia, come lei saprà, Canova è presente con ben cinque opere in gesso donate all’Accademia di Belle Arti perché gli allievi potessero esercitarsi nel disegno di figura: le Tre Grazie, direttamente regalate da Canova, mentre Giovanni Battista Sartori, attraverso il suo incaricato, il bassanese cav. Pietro Stecchini, donò due bassorilievi (la Danza dei figli di Alcinoo e la Morte di Priamo) e due statue (un calco del Pugilatore Damosseno e la Testa del Cavallo per il Monumento equestre a Carlo III di Borbone). Inoltre fu lo stesso Canova a indicare il Direttore dell’Accademia di Perugia ( ), nel prof. Tomaso Mingardi che seppe dare all’Accademia perugina una svolta moderna nel profilo didattico e nella organizzazione della scuola. Con il mondo francescano, Canova (che pur non fu mai, almeno dagli atti d’archivio conosciuti finora, ad Assisi) ebbe un rapporto di simpatica vicinanza, soprattutto a Venezia; la città lagunare accolse, nella basilica francescana dei Frari, il cuore di Canova, chiuso in una teca all’interno del maestoso Monumento funebre, realizzato da Luigi Zandomeneghi (1778-1850) e altri allievi canoviani (seguendo un progetto del maestro per un monumento a Tiziano mai realizzato) e che la città dedicò all’artista (inaugurazione: 1827). Ma un rapporto del tutto confidenziale Canova ebbe con il borgo di San Gemini, nella sua provincia, la terra dei Santacroce: l’artista, ma più probabilmente il fratellastro Sartori, acquistò nel 1816 (ma i contatti per l’acquisizione, pare, cominciarono tre anni prima) da Bartolomeo Terzi un palazzo (costruito nel Seicento e ancora oggi chiamato Palazzo Canova) nel centro dell’abitato sangeminese, unitamente alle terre di Valle Antica. Quel palazzo divenne residenza estiva di Canova; ci informa Missirini (principale biografo di Canova), che in punto di morte l’artista “volle altresì, che al Tempio di Possagno fosse costituita, dopo la morte dell'erede (cioè Sartori), perpetua dotazione co' proventi di un suo bellissimo tenere posto nella terra di San Gemini presso Terni” (si veda a tal proposito il bel volume di Luciana Iannaco, Antonio Canova in Umbria: le Possessioni di San Gemini, Perugia 2009). Sartori, erede universale delle immense proprietà di Canova (che morì nel 1822), dovette quindi vendere le possessioni di San Gemini (ai frati cistercensi che, a loro volta, vendettero il Palazzo Canova alla Famiglia Medici, attuale proprietaria dall’inizio del Novecento) per poter terminare il Tempio di Possagno e arredarlo alla funzione di chiesa parrocchiale, come aveva ordinato di fare Canova. Il testamento nuncupativo di Canova del 12 ottobre 1822 (depositato presso il notaio veneziano Agostino Angeri, attivo tra il 1804 e il 1838), lo potrà leggere per intero nei documenti pubblicati in appendice del bello e famoso volume di Vittorio Malamani, Canova, Milano 1911). Questo Testamento è stato depositato entro i termini stabiliti nella Pretura di competenza di Asolo; la Pretura, il 13 luglio 1824 trascrisse il passo del Testamento canoviano del 1822, che ordinava il compimento del Tempio al quale assegnava in dotazione perpetua le “possessioni” di San Gemini, e lo trasmetteva il 19 luglio dello stesso anno alla Regia Delegazione Provinciale di Treviso (che allora era l’ “autorità Politica” di competenza con il compito di far eseguire le volontà testamentarie di Canova) la quale a sua volta, il 21 luglio 1824, lo inviò alla delegazione Distrettuale di Asolo (amministrativamente preordinata a Possagno) che lo invia alla Deputazione Comunale di Possagno (al Segretario “agente” Giacomo Bottamella), il 26 luglio 1824, al fine di informare la Fabbriceria di Possagno della disposizioni. Il vescovo Sartori vendette nel 1825 le possessioni di San Gemini e impiegò tutte le risorse ricavate dalla vendita per la costruzione e completamento del Tempio, voluto da Canova come chiesa parrocchiale del paese di Possagno, sua “patria” natale. A dimostrazione che il Tempio di Possagno poté essere completato solo grazie alle ricchezze canoviane capitalizzate in Umbria.

Ecco la trascrizione del documento:

(fg IV)
N. 13586/1165 Li 19 Luglio 1824.
All’I. R. Delegazione Provinciale di Treviso
L’I.R. Pretura di Asolo
comunica il passo del Testamento del Marchese
Antonio Canova che ordina la continuazione e
compimento del Tempio di Possagno e
assegna al medesimo una perpetua donazione
(fg I, col I)
n. 3394

Il Marchese Antonio Canova mancato di vita in Venezia nel giorno 13 8bre 1822 con Testamento nuncupativo 12 mese stesso deposto in atti del Veneto Notajo Agostino Angeri, nominò suo Erede Generale ed esecutore testamentario l’Ab. Gio. Batta Sartori Canova suo fratello uterino, ed ordinò la continuazione, compimento, ed abbellimento del Tempio di Possagno, assegnando al medesimo una possessione a titolo di dotazione perpetua. Non essendo stata ancora ufficialmente partecipata all’Autoirtyà Politica una tale disposizione, la Pretura si fa carico di ragguagliare l’I.R. Delegazione Provinciale per le ispezioni, e provvidenze, che le appartengono, sottoponendo per tenore il passo del testamento che vis si riferisce.

II Intendo ed ordino che l’Ab Gio. Batta. Sartori Canova mio fratello uterino sia Erede Generale ed esecutore delle mie disposizioni. Al suo onore e alla sua probità affido l’obbligo di continuare, compiere ed abbellire in ogni sua parte senza il menomo risparmio, e nel più breve tempo possibile il Tempio di Possagno secondo le idee da me finora stabilite, e a lui comunicate. A quest’oggetto dovranno primariamente essere impiegati tutti i capitali, ed effetti, che particolarmente ho destinato ad esecuz.e di quest’Impresa nella mia Patria. Ove questi non fossero sufficienti si dovranno vendere immediatam. Tutti i miei effetti, e beni stabili fino alla concorrenza della somma necessaria. La Possessione di S. Gemini, che pure dichiaro soggetta al detto peso, ove occorra, viene particolarmente data ad usufrutto indiviso pel detto Gio.Batta Sartori Canova e pel Sig.r Domenico Manera mio ottimo, ed amatissimo Nipote. In caso di morte dell’uno, o dell’altro, resterà l’usufrutto al superstite, e mancato ognuno dei due la detta possessione colle sue adiacense sarà devoluta in perpetua dotazione del Tempio di Possagno, colla riserva, e facoltà di farne la vendita e d’impiegare il ricavato a perpetua dote del Tempio medesimo, osservate le leggi vigenti.
Dall’I. R. Pretura d’Asolo 13 luglio 1824
Pel Cons. Pret.
…. Agg.°

(fg IV, sx)
All’I.R. Commissario Distrettuale di Asolo affinché istruisca la Fabbriceria di Possagno a senso degli Italici Decreti 5 9mbre 1807 ed art 41 del successivo 25 9mbre 1808 e retroceda con la domanda regolare l’esibitto.
Dalla R. Delegazione Pro.le
Treviso li 21 Luglio 1824
Dal R. Delegato assente
Il R. Vice Delegato
D’Onigo

(fg IV, in basso, accanto al timbro “DEPUTAZIONE COMUNALE DI POSSAGNO”)
Per copia conforme
L’Agente Comunale di Possagno G. Bottamella IV 19
Possagno, li 26 luglio 1824 IV/P N° 2350