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Museo Canova

Museo - Gipsoteca

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Museo Gipsoteca Canova

L'Ala Scarpa della Gipsoteca di Canova

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Nel 1957, alcune opere canoviane di Possagno trovarono una più adeguata sistemazione grazie ad un nuovo edificio, costruito dal grande architetto veneziano Carlo Scarpa (Venezia 2 giugno 1906 – Sendai 28 novembre 1978). Questo nuovo spazio espositivo ricco della luce solare che piove dall’alto, è ammirata ogni anno da migliaia di visitatori che vogliono studiare i materiali, i modelli progettuali e la disposizione delle opere che Carlo Scarpa ha sapientemente collocato nell’alta sala a torre e nel corpo allungato che si restringe fino alla visione della piscina, di fronte alla quale è stata collocata la scultura de Le Grazie.
Antonio Canova venne così riconosciuto come il più grande scultore neoclassico: Giulio Carlo Argan ed Elena Bassi, avevano fatto conoscere un “nuovo” Canova.
La Soprintendenza ai Monumenti del Veneto, su incarico dello Stato, che si assumeva l’onere del costo della nuova struttura, di concerto con il Soprintendente alle Gallerie e alle Opere d’Arte a Venezia e nel Veneto, Vittorio Moschini, decise di costruire un nuovo padiglione della Gipsoteca di Possagno e di affidare l’incarico della progettazione e della sistemazione a Carlo Scarpa. Obiettivo del progetto era quello di valorizzare tutto il patrimonio canoviano non esposto, giacente nel deposito, e, soprattutto, predisporre un’opportuna esposizione per i bozzetti in gesso ed in terracotta. Riuscì a mettere in atto una scenografica rappresentazione nel disporre quegli assoluti capolavori d’arte coreograficamente e distribuendoli su lucidi livelli sfalsati, collocati all’interno di un involucro architettonico che – come scrisse Francesco Dal Co - “consente alla luce di filtrare dall’alto, col compito di dosare sul palcoscenico una stupefacente, mutevole luminosità, al cui servizio pone un apparato strutturale semplificato e sorprendentemente asciutto”.
“Il problema che dovevo affrontare – racconta lo stesso Scarpa - nella sistemazione della Gipsoteca era la luce: si trattava non di quadri, ma di sculture, e le sculture non erano di marmo o di legno, ma di gesso, materiale amorfo che non soffre solo delle intemperie ma che ha anche bisogno di luce, e quindi ha la necessità di un posto al sole. E il sole, movendosi su una scultura, non dà mai effetti negativi”. Carlo Scarpa, a partire dalla fine del 1956, aveva predisposto il progetto della nuova sede espositiva nella sua totalità. Oggi la Gipsoteca è il solo museo interamente completato dall’architetto, summa delle sue creazioni più perfette. Qui trova collocazione lo “spazio e la luce”, elementi essenziali, capaci di valorizzare in maniera magistrale le sculture di Antonio Canova: le figure femminili sdraiate: Dirce, la Ninfa, la Najade; Le grazie ed Amore e Psiche, due Danzatrici e la storica rappresentazione di George Washington. Accanto a questi modelli tutti i bozzetti in argilla ed in terracotta, espressione assoluta della genialità del Canova.

 

Bibliografici: Carlo Scarpa. Opera completa, a cura di F. Dal Co e G. Mazzariol, Milano 1984; G. Delfini Filippi, I gessi di Antonio Canova a Possagno: storia della conservazione, in I gessi di Antonio Canova nella Gipsoteca di Possagno, Treviso 1999, pp. 11-40; Carlo Scarpa. Disegni per l’ampliamento della Gipsoteca Canoviana (1957), Possagno 1999; F. Dal Co, Carlo Scarpa. Appunti per una biografia critica, in “Casabella”, n. 742 (3 marzo 2006),  pp. 6-19.