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Museo Canova

Museo - Gipsoteca

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Museo Gipsoteca Canova

La gipsoteca ottocentesca

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Fin dal 1832, anno della consacrazione del Tempio di Possagno, Monsignor Sartori incaricò l’architetto veneziano Francesco Lazzari perché progettasse la costruzione della "raccolta dei gessi". La nuova fabbrica della Gipsoteca fu completata nel 1836. Lazzari aveva edificato una grande basilica, un vero e proprio mausoleo per l'arte del grande Antonio Canova: “un Olimpo per la scultura”. L’edificio si presenta con un'alta e solenne volta a botte con cassettoni, divisa in tre settori; un’ampia abside conclude l’aula basilicale; l’illuminazione naturale proviene dai tre lucernari aperti sulla volta. Su indicazione di monsignor Sartori Canova, i gessi vennero distribuiti secondo i loro soggetti, oltre che per dimensioni. Furono raccolti insieme i soggetti sacri, separati dalle Veneri, dalle Ninfe e dalle Danzatrici. Nell’abside fu collocata la statua de’ La Religione Cattolica (ora spostata sulla parete di destra), sostituita dopo la Seconda Guerra Mondiale dal gigantesco modello di Ercole e Lica. I tre settori erano ulteriormente contrassegnati dalla presenza di quattro figure femminili sedute: a sinistra La Musa Polimnia, Maria Luisa come la Concordia; a destra Letizia Ramolino Bonaparte e Leopoldina Esteràzy Liechtenstein. Fra queste figure si trovavano i modelli delle sculture femminili sdraiate, oggi spostate da Carlo Scarpa nel nuovo settore della Gipsoteca. Ai lati dell’arco di accesso alla Basilica furono collocati i due lottatori: Creugante e Damosseno, sulla destra la Stele Alfieri, a fronte della quale è stata collocata dopo il 1945 il modello di Ercole in lotta col Centauro.
Disposte nei tre settori trovano, invece, collocazione il Perseo, Venere e Marte, Venere e Adone, la Maddalena Penitente, Paride, Ettore e Aiace con Napoleone Bonaparte. Alla fine della parete di sinistra si trova Teseo sul Minotauro. Nei settori di destra sono, cos’ disposti i modelli di Dedalo e Icaro, la Danzatrice con le mani sui fianchi, le due sculture di Venere, Ebe, La Pietà, La Pace e il modello per il Papa Pio VI. Per il visitatore che entra per la prima volta nella Gipsoteca, la visione d’insieme rappresenta una scena di grande suggestione.
Nel 1917, durante la prima Guerra Mondiale, una granata colpì la Gipsoteca: alcuni gessi furono completamente distrutti, decine furono lesionati, scheggiati. Una grandiosa opera di restauro di Stefano e Siro Serafin, padre e figlio, consentirono di far rinascere la Gipsoteca: il portone del museo fu riaperto ai visitatori nel 1922.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, per prevenire nuovi bombardamenti, la Gipsoteca fu in parte svuotata, le statue furono trasferite e depositate all’interno del Tempio di Possagno, dove rimasero fino al 1946 quando ritornarono nella loro collocazione originale. La Gipsoteca fu riallestita.

 


Bibliografia: G. Delfini Filippi, La Gipsoteca nel XX secolo. Note d’archivio, in Antonio Canova, Venezia 1992, pp. 369-375; M. Guderzo, La bellezza violata: i danni della grande guerra sulle opere del Canova, Possagno 2004; G. Delfini Filippi, “Allo scopo di impedire saccheggio e devastazione”: i provvedimenti per la salvaguardia del patrimonio canoviano a Possagno nei giorni della Grande Guerra, in La memoria della prima guerra mondiale: il patrimonio storico-artistico tra tutela e valorizzazione, Vicenza 2008, pp. 159- 171.