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Museo Canova

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Museo Gipsoteca Canova

"Antonio Canova. L’Arte violata nella Grande Guerra" dal 25 luglio 2015 al 12 giugno 2016

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Dal 25 luglio 2015 al 12 giugno 2016, presso l'Ala Nuova del Museo Canova è stata allestita la mostra "Antonio Canova. L'arte violata nella Grande Guerra".

A mancare è la più emblematica delle immagini possibili: quella di un nugolo di soldati francesi che giocano a calcio con un pallone unico al mondo: la testa di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova. Scena della singolare disputa: il giardino della Casa dello scultore a Possagno ai piedi del Grappa, teatro di quella che passerà alla storia come la Grande Guerra.

Stefano Serafin si limitò a osservare, con orrore, quell’affronto al “suo” grande Canova, senza avere il coraggio, e forse neanche il tempo, di consegnarne per sempre la memoria ad una delle sue lastre fotografiche. Serafin di orrori ne aveva già fotografati diversi, ma anche di azioni di salvataggio. E da quelle lastre, conservate come cimeli di famiglia, aveva tratto positivi che ancora oggi, un secolo dopo, colpiscono per qualità e potenza.

Riuniti in un piccolo album con copertina ricamata dalle donne di casa, come era d’uso per le memorie di famiglia, quell’album è oggi patrimonio della Gypsotheca e Museo Antonio Canova mentre le lastre originali sono conservate al FAST Foto Archivio Storico Trevigiano, insieme ad altre immagini sul tema, non meno importanti, di mano di Siro Serafin.

Per la prima volta, quelle foto sono state esposte esattamente nel luogo dove furono “scattate”, ovvero nella Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno, nell’ambito della mostra curata da Alberto Prandi e Mario Guderzo. La forza rievocativa di quelle piccole istantanee è forte.

"Antonio Canova. L’arte mutilata nella Grande Guerra" ha, quindi, offerto l’intero corpus di immagini di Stefano e Siro Serafin, a documentare lo scempio di cui sono tutt’ora testimonianza tragica le opere dilaniate del Canova, opere che, peraltro, sono uscite per la prima vota dai depositi. Molti dei Canova violati, meglio martirizzati, dal cannoneggiamento del 1917, “fermati” dalle immagini di Stefano e Siro Serafin, infatti, non sono mai più stati esposti. Benché nel corso degli anni diverse opere siano state restaurate, molte altre, le più dilaniate, sono rimaste protette nei depositi. Sono state proprio queste ultime ad essere state esposte durante la mostra, che le ha riunite in un’ampia sezione come reliquie di una sfregiata bellezza.

Per una di esse, la magnifica Ebe coppiera degli dei, è stata dedicata una particolare attenzione. A Possagno, infatti, sono conservati sia il modello originale di Ebe, una delle opere più celebri e ammirate del Canova, sia quanto rimane della replica in gesso voluta dall’artista di quella che fu la prima versione della scultura. Entrambe sono stati pesantemente dilaniati dal bombardamento del ’17. Le Ebe in marmo, invece, sono due: una è a Berlino alla Nationalgalerie, l’altra a Forlì nei Musei di San Domenico.

Il gesso danneggiato di Ebe è stato, per l'occasione, accostato ad una ricostruzione realizzata con le nuove tecnologie e che ha permesso di percepire come sia, oggi, possibile presentare alla Storia una ricostruzione. I Musei di San Domenico di Forlì, infatti, hanno autorizzato l’utilizzo dei dati matematici per la produzione in stampa a 3D delle parti mancanti al gesso di Possagno e di tutti i frammenti. Si tratta di un procedimento che è già stato positivamente sperimentato per le integrazioni su Paolina Bonaparte, per la Danzatrice con i cembali, Il Principe Lubomirski e Le Grazie.

Inoltre, a cent'anni dal rilevamento fotografico realizzato dai Serafin, lo sguardo di due fotografi è ritornato sulle opere ferite di Canova. Guido Guidi e Gian Luca Eulisse hanno riletto i gessi canoviani mutilati e frammentati dalle granate e proposto una serie di immagini che tornano a far parlare i corpi, che pur se corpi rappresentati, così offesi e menomati, ancora oggi non sanno tacere, testimoni senza tempo della più tragica e ingiustificabile delle esperienze umane, la guerra. Nelle nuove immagini fotografiche, sia che i gessi canoviani siano racchiusi nell'immobile universo miniaturizzato di Guido Guidi, sia che lievitino immateriali nelle impalpabili atmosfere luminose di Gian Luca Eulisse, rimangono icona insuperata della tragica violazione dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sull'arte.

E’ stato, infine, ritrovato il diario di Elisa Fagnolo Zanardo, all’epoca quattordicenne, scritto durante il conflitto, nella sinistra Piave, là dove la guerra era più cruenta. La bambina consegnò al diario il dolore, la disperazione, il desiderio di riscatto. Le parole di Elisa hanno ispirato i 5 reading che Cinzia Zanardo, nipote di Elisa, ha proposto in Gipsoteca nei mesi di apertura della mostra.

A promuovere la mostra sono stati la Provincia di Treviso a cui appartiene il FAST e la Fondazione Canova onlus, con il determinante contribuito dell’Assessorato alla Cultura della Regione del Veneto, che ha scelto questo progetto nell’ambito del programma di attività ed iniziative per i Cent’anni della Grande Guerra. Al progetto hanno partecipato anche il Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso e la Fondazione Stepan Zavrel di Sarmede.

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