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Museo Canova

Museo - Gipsoteca

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Museo Gipsoteca Canova

Canova e la danza 3 marzo / 30 settembre 2012

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Canova già in vita fu celebrato come il più grande interprete del Neoclassicismo e come il novello Fidia perché meglio di ogni altro aveva saputo riportare nel mondo la bellezza e la perfezione della scultura greca. «Le opere di Fidia sono una vera carne, cioè la bella natura...», aveva scritto all'amico Quatremère de Quincy, dopo aver visto a Londra i rilievi del Partenone, quasi a indicare quello che sarebbe stato il fine della sua arte: rendere nei suoi marmi così vivi, così palpitanti, lo splendore di seta di un corpo femminile, la gloria immortale di un giovane dio, i sogni e le passioni di tutti gli uomini, perché «sempre sono stati gli uomini composti di carne flessibile e non di bronzo». Ma la sfida più innovativa alla quale Canova non si sottrasse fu quella di misurarsi con il difficile motivo della figura in volo, di tradurre in marmo o in dipinto il dinamismo grazioso e leggero della danza.
La poetica del ballo e del volo, la suggestiva leggiadria della danza, è il tema sviluppato dalla Mostra "Canova e la danza", nel Museo di Possagno.


L'esposizione mette a disposizione del crescente pubblico di appassionati canoviani oltre cinquanta opere di grafica e scultura, di disegno e pittura, alcune per la prima volta esposte  (come i campi neri incisi da Martino de Boni su modello delle Tempere di Casa Canova).
La Mostra nasce da un evento eccezionale promosso a Possagno: il Museo Canova, grazie alla sponsorizzazione di Fassa Bortolo spa e dopo aver raccolto tutte le autorizzazioni, ha saputo ricomporre la Danzatrice con i cembali di Canova, il cui modello è nato giusto 200 anni fa nell'atelier romano dell'artista: la Grande Guerra l'aveva volentemente deturpata. Oggi, con la reverse engineering, prendendo la forma dal marmo (conservato nel Bode Museum, a Berlino), è stato possibile ricostruire parte delle braccia, delle mani e dei cembali che erano andati distrutti. In mostra, la Danzatrice con i cembali la si potrà vedere  esattamente come l'aveva modellata Canova. Si tratta di un capolavoro assoluto che sarà possibile ammirare  accanto alle altre due ballerine, i cui modelli in gesso sono nel Museo di Possagno: la Danzatrice col dito al mento (destinata al banchiere forlivese Domenico Manzoni, andata dispersa dopo la sua morte ma in seguito approdata ai Musei Civici della città) e la Danzatrice con le mani ai fianchi. La rappresentazione del movimento in quei stupefacenti lavori sembra quasi espandere i leggerissimi corpi nello spazio.
Sarà possibile finalmente ammirare le opere danzanti girandovi tutt'attorno per coglierne appieno la meraviglia: il loro procedere lieve, le vesti mosse dal vento che lasciano trasparire le belle forme sottostanti.
Canova frequentava i teatri, era un grande appassionato di musica, assistette a più spettacoli di Salvatore (1769-1821) e Onorato Viganò (1739-1811), inventori del  coreodramma  (balletto in cui le masse e la coralità hanno il predominio sugli assoli e i pas de deux, e in cui la pantomima è integrata nella danza e non separata da essa come era stato fino ad allora); Canova era inoltre amico del coreografo e ballerino Carlo Blasis (1797-1878), d'origine napoletana come i Viganò, maestro di danza alla Scala di Milano (è l'inventore dell'attitude) e autore di un celebre trattato sull' argomento (1828, Code of Terpsichore una sorta di enciclopedia della danza che tratta della storia e della tecnica del balletto. Il libro fu tradotto in francese con il titolo di Manuel Complet de la Danse, nel 1830). 
Si sapeva poco, fino a qualche anno fa, della passione canoviana per la danza: nella biografia ufficiale commissionata dal fratellastro dell'artista, Giovanni Battista Sartori (scritta dall'abate Melchiorre Missirini e pubblicata a Prato nel 1824), poco o niente se ne dice. Bisogna andare a leggersi la biografia del conte Leopoldo Cicognara, grande intellettuale del Risorgimento veneto, direttore dell'Accademia di Venezia, anche lui autore di una Biografia di Canova (Venezia, 1823) per sapere che alcune delle sue opere "sembrano riunire quanto di più vezzoso può offrire l’arte del ballo". Le opere canoviane  “del genere leggiadro, ricorda Cicognara,  parlando alla immaginazione ed al cuore, e solleticando con nuova soavità i sensi dei riguardanti, piacquero assai più generalmente”.  E continua: "dolcissime sensazioni e indelebili destarono i marmi moderni di Canova col sorvolar gentile della fresca Ebe, lo slanciarsi delle Ninfe, gl’innocenti baci di Psiche, gli annodamenti delle vezzose Grazie, e tutti quei movimenti voluttuosi che espressi dallo scarpello così felicemente piacquero e sorpresero con tal incanto meraviglioso, che fecero salire l’artefice al più alto grado di fama (…) e quel grazioso aspetto di novità che egli seppe dare a quei marmi fece sulle prime maggiormente parlar dell’artista".
Canova fu paragonato a Tiziano proprio per il suo nuovo modo di fare arte, di ottenere anche con il marmo quegli effetti luministici, quella resa sensuale delle carni della grande pittura veneta. La danza è un tema caro all'artista, un motivo ricorrente nelle sue opere: oltre alle statue, a documentarlo sono le delicate figure danzanti delle tempere di Possagno, straordinaria prova di Canova pittore oggi finalmente recuperate all'antico splendore da un sapiente restauro. Una passione, quella di Canova per la danza, che contagiò numerosi artisti del tempo, a partire da Francesco Hayez le cui Danzatrici del Museo Correr di Venezia certamente risentono di quelle canoviane.
Ma è soprattutto Antonio D’Este, scultore e amico di Canova, a ricorda che l’artista sentiva una “grande propensione al ballo”, tanto che avrebbe voluto imparare a ballare se il continuo lavoro nello Studio romano di scultura non lo avesse completamente assorbito.  Dopo molti anni dalla morte di Canova, D’Este rievoca un particolare inedito: “talvolta andavamo passeggiando nei giorni festivi nelle regioni dei Monti e di Trastevere, a vedere ballare quelle fanciulle della plebe; ballo che nella innocenza di quelle danzatrici molto lo dilettava, ricavandovi sempre la sua morale per alcune osservazioni sulle naturali mosse di quelle ragazze a profitto dell’arte sua” (A. D’Este, Memorie di Atonio Canova, Firenze 1864, p 48). 
Le oltre 50 opere esposte a Possagno, tra gessi, bassorilievi, disegni e dipinti, oltre alle tre grandi Danzatrici, dimostrano una versatilità eccezionale di Canova per questo tema e rimandano alla  sua spiicata sensiilità  per fermare, me in uno csatto fotografico, i corpi leggerissimi di donne perfette nell'atto di librarsi in aria.

"Canova e la danza"
Museo Canova di Possagno, 3 marzo - 30 settembre 2012,
Orario: 9.30/18.00. Lunedì chiuso.
Biglietti: intero 8, ridotto 5, scuole 4. Info: 0423544323, email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   web: www.museocanova.it. Catalogo: 284 pagg, Terraferma editore. Main sponso: Fassa Bortolo spa
comunicazione: studioesseci.net  partner turistico: marcatreviso.it